Cistifellea, quando rivolgersi al chirurgo?

Un piccolo sacco, lungo circa dieci centimetri, fondamentale per la digestione, in alcuni casi può essere asportato chirurgicamente. È la cistifellea o colecisti, e l’intervento con il quale l’organo viene asportato si chiama colecistectomia. La causa principale che rende necessario rivolgersi al chirurgo è la calcolosi biliare. 

I calcoli

La cistifellea, collocata sotto il fegato, è il deposito della bile, la sostanza prodotta dal fegato e qui immagazzinata prima di essere immessa nell’intestino. Durante la digestione, infatti, questo liquido vischioso viene rilasciato attraverso il coledoco, entrando nel duodeno, la prima parte dell’intestino tenue.

La bile è costituita in prevalenza da acqua, acidi biliari, fosfolipidi e colesterolo. Quando alcune delle sostanze che formano la bile si solidificano, nella cistifellea si formano i calcoli. Possono avere dimensioni variabili e la loro presenza può associarsi a una sintomatologia in cui è rilevante il dolore addominale (nella parte in alto a destra) che può irradiarsi anche alla schiena. Altre volte la presenza dei calcoli può essere silente, senza sintomi. I calcoli possono ostruire le vie di passaggio della bile. In questo caso i sintomi sono più severi: oltre al dolore possono manifestarsi anche febbre e ittero.

Tra i fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di insorgenza dei calcoli alla colecisti ci sono alcuni non modificabili, come il sesso femminile, l’età avanzata o la gravidanza e altri associati invece agli stili di vita, a cominciare da una dieta ricca di grassi, il sovrappeso e l’obesità. 

Anche la familiarità per calcolosi biliare è un elemento rilevante.

La colecistectomia

Il quadro dei sintomi e le condizioni del paziente sono determinanti per definire il trattamento. 

Se vengono rilevati dei calcoli ma il paziente non avverte sintomi si monitorerà la situazione mentre in presenza di sintomi e quando la cistifellea è infiammata il trattamento sarà con molta probabilità di tipo chirurgico.

La colecistectomia è un intervento efficace e sicuro, eseguito in anestesia generale, con un bassissimo rischio di complicanze. 

Generalmente viene realizzato in laparoscopia, con l’inserimento degli strumenti chirurgici e di una microcamera da quattro piccoli fori nella zona addominale.

Solo la calcolosi può richiedere una colecistectomia o anche altre affezioni? Raramente la colecisti viene asportata per la presenza di polipi, che vengono considerati rilevanti se di dimensioni superiori a 1 cm oppure quando ai controlli ecografici aumentano rapidamente di numero o di dimensioni. Ancor più raro il tumore della colecisti, che richiede però l’asportazione anche di una porzione di fegato adiacente all’organo e dei linfonodi circostanti. È un intervento che non può essere eseguito in laparoscopia.

Cosa succede a un paziente senza cistifellea? 

In genere il paziente non avverte alcuna modificazione nelle proprie abitudini digestive o intestinali. Raramente si possono avere scariche diarroiche dopo i pasti, ma questo fenomeno è transitorio e limitato alle prime fasi dopo l’intervento.

Quali pazienti non possono essere sottoposti a tale intervento e come si procede? L’intervento di colecistectomia, soprattutto se eseguito in laparoscopia, è considerato a basso rischio e quindi raramente controindicato. Nei pazienti molto anziani o con gravi patologie l’indicazione deve essere posta valutando attentamente il rischio-beneficio. Qualora si decidesse di non operare il paziente, in presenza di calcoli alla colecisti è opportuno mantenere una dieta priva di grassi; in alcuni casi può essere utile prescrivere farmaci che aiutano a fluidificare la bile.

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