Chirurgia mininvasiva

Minori problemi per il paziente: l’approccio soft riduce l’attivazione del sistema immunitario e le infiammazioni.
Operarsi per risolvere una frattura, per sistemare una protesi d’anca, per guarire un ginocchio malandato: farlo senza un intervento “a cielo aperto” risparmia problemi e i pazienti si rimettono in piedi più velocemente. Intervenire in modo “soft” riduce l’attivazione delle cellule del sistema immunitario coinvolte nei processi infiammatori, per cui disturba meno l’equilibrio dell’organismo.

La reazione infiammatoria locale risulta inferiore quando si sceglie un metodo rispettoso dei tessuti: il danno chirurgico è minore anche sulle cellule e verosimilmente proprio da qui hanno origine alcuni dei vantaggi delle procedure mininvasive. La tecnica mininvasiva garantisce una minor necessità di trasfusioni: in media i pazienti hanno ricevuto una sacca e mezzo di sangue in meno rispetto a chi era stato trattato con metodi convenzionali», osserva Del Prete. Non solo: i pazienti operati in maniera mininvasiva nell’anno successivo all’intervento hanno avuto minori ricoveri per qualsiasi patologia e una minore mortalità. «Le tecniche mininvasive riscuotono un’attenzione sempre maggiore sia per la frattura del femore negli anziani, sia per interventi come la protesi d’anca, che spesso interessano pazienti anche più giovani. Per gli anziani in particolare l’intervento tradizionale costituisce un trauma che va ad aggiungersi a quello dell’incidente e compromette spesso tutto l’organismo», dice Del Prete. Il chirurgo sta portando avanti due ulteriori studi sull’argomento, per quantificare il trauma chirurgico in altri tipi di interventi per le fratture di femore e negli impianti di protesi d’anca: il dosaggio delle interleuchine, secondo l’esperto, è infatti da considerare come un indicatore diretto del danno subito e in futuro potrebbe perciò guidare la scelta della tecnica operatoria nelle diverse categorie di pazienti.

Artroscopia
L’artoscopia è una tecnica chirurgica che permette di visualizzare, diagnosticare e trattare le patologie all’interno delle articolazioni. Artoscopia, in particolare, significa “guardare nell’articolazione”. Questa denominazione deriva dall’impiego di un sistema a fibre ottiche che permette, senza aprire l’articolazione, di guardarvi all’interno e di eseguire gesti chirurgici.
Gli strumenti utilizzati in artoscopia sono tutti di piccole dimensioni, di calibro simile ad una matita da disegno, così da poter entrare nell’articolazione attraverso un’incisione molto piccola.
Lo strumento fondamentale, l’artoscopio, è un dispositivo che illumina l’interno dell’articolazione e nel contempo filma il contenuto mediante una micro-telecamera.
Le immagini catturate dall’artoscopio sono visualizzate in tempo reale su un monitor, che è il vero “campo chirurgico”.
Con il progredire delle tecniche, sempre più numerosi sono gli interventi chirurgici che è possibile portare a termine in artoscopia.
La chirurgia meniscale è sicuramente quella più comunemente praticata. Attraverso due soli accessi praticamente puntiformi è possibile eseguire la regolarizzazione di quasi tutte le lesioni del menisco interno o esterno.
La chirurgia ricostruttiva del legamento crociato anteriore è un’altro intervento ormai divenuto routinario: in questo caso ai 2-3 accessi artroscopici va aggiunta un’incisione un poco più estesa nella sede di prelievo dell’innesto tendineo (che viene impiegato per sostituire il legamento lesionato).
Più raramente, a volte simultaneamente ad una procedura riparativa meniscale o legamentosa, è opportuno eseguire la rimozione di corpi mobili intra-articolari, il trattamento di una lesione cartilaginea, una sinoviectomia, ecc.
Le moderne tecniche chirurgiche permettono di eseguire la gran parte di questi gesti attraverso i portali artoscopici standard, senza dover “aprire” l’articolazione.
Dopo intervento di regolarizzazione meniscale, se questa non è stata associata a sutura, è possibile camminare in carico completo da subito. Se l’intervento è stato particolarmente indaginoso, una protezione dal carico con 2 stampelle per 4-5 giorni può essere utile a scopo antalgico.
Dalla rapidità del recupero post-operatorio discende la possibilità di eseguire questa procedura in regime di day-surgery (ricovero al mattino e dimissione alla sera) o al massimo di one-night-surgery (ricovero al mattino e dimissione la mattina successiva).
Dopo poche settimane è possibile ritornare all’attività sportiva, previa un’adeguata preparazione.
La ricostruzione del legamento crociato anteriore ha tempi di degenza e recupero necessariamente più lunghi. La dimissione avviene solitamente 2-4 giorni dopo l’intervento, quando il paziente ha imparato a camminare con due stampelle senza difficoltà, flette il ginocchio a 90° e lo estende completamente.
Entro un mese la gran parte dei pazienti è tornato ad una vita attiva normale, ma solo a 5-6 mesi è concesso il ritorno agli sport di impatto e contatto, previa un’adeguata preparazione.
La chirurgia artoscopica, essendo estremamente mini-invasiva, è gravata da un tasso di complicazioni nettamente inferiore rispetto alla chirurgia aperta.

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